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La prima grammatica womese è stata scritta in italiano nel 2012 da Michele Guglielmino, il creatore della lingua womese.

Il womese è un esperantido cioè una lingua che discende dall'esperanto con il quale condivide alcune caratteristiche fra le quali la semplicità, la regolarità, l'essere una lingua agglutinante.

GRAFEMATICA

GLI ALFABETI

L'alfabeto ufficiale womese è quello latino; questa è la sua disposizione in base ai suoni.

Aa

Bb

Cc

Dd

Ee

Ff

Gg

Ii

Jj

Kk

Ll

Mm

Nn

Oo

Pp

Rr

Ss

Tt

Uu

Ww

Vv

Xx

Yy

Zz

cui va aggiunta la Hh per i digrammi e quindi:


CH ch

LH lh

NH nh

SH sh

YH yh

ZH zh

Come si vede, l'unica differenza, spazi esclusi, è la posizione della w (subito prima della v e non subito dopo).

Il Womese, però, permette di utilizzare altri alfabeti, l'importante è che siano opportunamente modificati in modo tale che la corrispondenza con l'alfabeto latino sia 1 ad 1, ovvero biunivoca.

Tali alfabeti sono detti aggiuntivi.

2 alfabeti aggiuntivi sono stati preparati[[|2]] quasi contemporaneamente a quello latino, si tratta dell'alfabeto cirillico e di quello greco.

CIRILLICO[[|3]]:

Aa

Бб

Цц

Дд

Ee

Фф

Гг

Ии

Йй

Кк

Лл

Мм

Нн

Oo

Пп

Рр

Сс

Тт

Уу

Ўў

Вв

Xx

Зз

cui va aggiunta la Ьь per i digrammi e quindi:


ЦЬ ць

ЛЬ ль

НЬ нь

СЬ сь

SЬ ѕь

ЗЬ зь

GRECO[[|4]]:

Aα

Бб

Cc

Δδ

Ee

Φφ

Γγ

Ηη

Ιι

Kk

Λλ

Μμ

Νν

Oo

Ππ

Ρρ

Σσ

Ττ

Uu

Ωω

Χχ

Υυ

Ζζ

cui va aggiunta la Ьь per i digrammi e quindi:


CЬ cь

ΛЬ λь

ΝЬ νь

ΣЬ σь

ΥЬ υь

ΖЬ ζь

MAIUSCOLE E MINUSCOLE

I nomi propri[[|6]] di persone e animali, di luoghi e astri e di festività sono maiuscoli.

Le sigle hanno tutte le lettere maiuscole e senza punto. I marchi sono maiuscoli.

L'inizio di un testo, il titolo, la prima parola dopo il punto e l'inizio di un discorso diretto sono maiuscoli.

Negli altri casi, salvo usi particolari (letterario, commerciale, ecc.), si usa la minuscola.

Le 2 lettere che formano i digrammi o sono entrambe maiuscole o entrambe minuscole[[|7]].


PUNTEGGIATURA

La stessa dell'esperanto che coincide in gran parte con quella delle lingue europee.

FONEMATICA

Tabella riassuntiva delle lettere e dei digrammi dello xomese e relativi suoni:

A a

[a]

B b

[b]

C c

[ts]

'CH' ch

[ʧ]

D d

[d]

E e

[e]

F f

[f]

G g

[g]

I i

[i]

J j

[j]

K k

[k]

L l

[l]

LH lh

[ʎ]

M m

[m]

N n

[n]

NH nh

[ ɲ ]

O o

[o,ɔ]

P p

[p]

R r

[r]

S s

[s]

SH sh

[ʃ]

T t

[t]

U u

[u]

W w

[w]

V v

[v]

X x

[x]

Y y

[dz]

YH yh

[ʤ]

Z z

[z]

ZH zh

[ʒ]

ACCENTO

L'accento cade sempre sulla penultima sillaba, tranne:

1) nel modo infinito dei verbi in cui cade sull'ultima (cioè sulla “a” della terminazione “-ar-”);

2) nelle parole monosillabe.

MORFOLOGIA


Neutro, maschile e femminile; singolare e plurale; accusativo; positivo, negativo, intermedio, assente.


NEUTRO, MASCHILE E FEMMINILE

In womese il neutro (''-e'') è il genere standard e non marcato per tutte le parti del discorso in cui la declinazione del genere abbia un senso (articoli, sostantivi, aggettivi, pronomi, correlativi, numerali ordinali o aggettivali, numerali sostantivati), mentre maschile (-o) e femminile (-a) sono sempre marcati e, talvolta, solo tollerati.

Il neutro funge anche da genere epiceno o promiscuo.

Prevale il neutro se i sostantivi cui si riferisce l'aggettivo o il pronome non sono: 1) tutti maschili; 2) tutti femminili.


SINGOLARE, PLURALE E TOTALE

Le quantità possibili sono: singolare, plurale e totale.

Il singolare è non marcato, mentre il plurale si ottiene aggiungendo la -s, perciò avremo:

-e neutro singolare; -o maschile singolare; -a femminile singolare;

-es neutro plurale; -os maschile plurale; -as femminile plurale.

Le quantità totali si possono esprimere come il plurale' (scelta standard) o con forme proprie (scelta tollerata):

-ef neutro totale; -of maschile totale; -af femminile totale.

Quando si parla di una specie vivente o di una categoria umana in generale si può usare sia il singolare che il plurale, ma si deve usare il genere neutro (che può fungere da epiceno): “le roze” (o “les rozes”), “le kate” (o “les kates”), le wome (o “les womes”), “le doktore” (o “les doktores”), “le bonole” (o les bonoles”).

In generale il plurale prevale sul singolare, ma si usa la terminazione -e e quindi “il singolare” per le parole composte (appunto perché il singolare è “non marcato”). Il singolare si usa quindi con queste quantità: 0 (assenza), 1 (unità), “quasi nessuno” (quasi assenza). Per le altre la scelta standard è il plurale.


ACCUSATIVO

L'accusativo si può aggiungere: 1) ai nomi; 2) agli aggettivi (compresi i correlativi); 3) ai pronomi (compresi i correlativi).L'accusativo si può aggiungere in tutti i casi in cui è previsto in esperanto.

Può essere sostituito sempre dalla preposizione lhe, tranne che per il complemento oggetto.

L'accusativo si mette dopo le varie terminazioni, ma prima della terminazione del plurale (-s), quindi avremo:

-en neutro singolare accusativo; -on maschile singolare acc.;-an femminile singolare acc.;

-ens neutro plurale accusativo;-ons maschile plurale acc.;-ans femminile plurale acc.

Si prepone anche alla terminazione del totale (ricordo che tale scelta è tollerata, mentre utilizzare il plurale per le quantità totali è standard):

-enf neutro totale accusativo;-onf maschile totale acc.;-anf femminile totale acc.

L'accusativo, che non è obbligatorio salvo in alcuni casi tassativi, permette di permutare l'ordine delle parole senza perdere il senso della frase. Esempi di uso dell'accusativo:

1) 'Les patres amat les filhe''n''s. = I genitori amano i figli, che è equivalente a: Les filhe''n''s' amat les patres.

2)Les filhes amat les patrens''. ''. = I figli amano i genitori, che è equivalente a: Les patre''n''s amat les filhes.


QUALITÀ POSITIVA, NEGATIVA, ASSENTE, INTERMEDIA (O NEUTRA)

Il significato “positivo” è quello standard negli aggettivi (boneze, richeze, belleze, dolcheze, utileze) e nei sostantivi (bonole/o/a, richole/o/a, bellole/o/a, dolchazhe, utilazhe),

mentre il negativo si forma aggiungendo il prefisso fi-'' (fi-boneze, fi-richeze, fi-belleze, fi-dolcheze, fi-utileze; fi-bonole/o/a, fi-richole/o/a, fi-bellole/o/a, fi-dolchazhe, fi-utilazhe) e

la qualità assente con il prefisso a(n)-'' (a-boneze, a-richeze, a-belleze, a-dolcheze, an-utileze) e nei sostantivi (a-bonole/o/a, a-richole/o/a, a-bellole/o/a, a-dolchazhe, an-utilazhe).

La qualità neutra (ciò è contro-intuitivo, ma conforme alle tradizioni linguistiche indoeuropee) si esprime allo stesso modo di quella positiva; si dirà quindi le grade de... longece, richece, utilece (il grado di... lunghezza, ricchezza, utilità) intendendo tali qualità in senso neutro


Gli articoli (anche posposti)

L'articolo indeterminativo non esiste.

Gli articoli determinativi standard sono:

1) le per il singolare; 2) les per il plurale.

Sono tollerati nelle sigle, per usi letterari ed altri usi particolari:

1) lo (maschile singolare); 2) los (maschile plurale); 3) la (femminile singolare); 4) las (femminile plurale).

È tollerato inoltre lef (neutro totale) e sono frutto di una doppia tolleranza lof (maschile totale) e laf (femminile totale).

“Lo” e “la” non possono essere usati davanti a vocale: in questo caso l'uso di “le” è obbligatorio.

Davanti agli aggettivi possessivi, ai pronomi personali e ai nomi propri l'articolo non si mette mai.

È tollerata la post-posizione dell'articolo ma, in questo caso, deve essere preceduto da un trattino e dal nome cui si riferisce. Nel caso l'articolo sia posposto dello stesso sintagma nominale[[|8]] può far parte solo una post-posizione (e non una pre-posizione) che seguirà l'articolo (e sarà a sua volta preceduta da un trattino).

Es: Per il papà

1) Por le patrucho forma standard

2) Por lo patrucho tollerata

3) Patrucho-le-por tollerata

4) Patrucho-lo-por tollerata 2 volte

Pronomi personali e possessivi (aggettivi e pronomi)

I pronomi personali soggetto standard sono i seguenti:

Womese

Italiano

Esempio

mie

io

"Mie'' vidat le maren" = "Io vedo il mare"

vie

tu

"Vie'' vidat le maren" = "Tu vedi il mare"

lie

esso/a riferito a cosa asessuata, ma può essere riferito a persona se
il suo sesso è sconosciuto, o volutamente nascosto da chi parla

"Le shtelatore venit dum le nokte ed ''lie'' shtelit le monen"
= "Il/La ladro/a è venuto/a durante la notte e lui/lei ha rubato il denaro"

lio

egli

"Lio'' vidat le maren" = "Egli vede il mare"

lia

ella

"Lia'' vidat le maren" = "Ella vede il mare"

nie

noi

"Nie'' vidat le maren" = "Noi vediamo il mare"

vie

voi

"Vie'' vidat le maren" = "Voi vedete il mare"

ilie

loro (essi/esse, non fa distinzione di genere)

"Ilie'' vidat le maren" = "Loro vedono il mare"

ilio

essi

"Ilio'' vidat le maren" = "Essi vedono il mare"

ilia

esse

"Ilia'' vidat le maren" = "Esse vedono il mare"

onie

si (impersonale)

"Onie'' vidat le maren." = "Si vede il mare"

sie

Lio pensat nur pri ''sie''Lui pensa solo a sé”

Gli aggettivi possessivi si formano in maniera standard basilare aggiungendo “-ze” al corrispondente pronome personale. Da “lio” si avrà “lioze” cioè “suo di lui”, ecc. I pronomi possessivi si formano premettendo l'articolo al corrispondente aggettivo. Mieze mio (agg.), le mieze il mio (pron.)

Radice e parti del discorso da essa ricavabili: sostantivi, aggettivi, verbi e avverbi

Sostantivi, aggettivi, verbi e avverbi sono le parti semantiche del discorso di ogni lingua, mentre le altre sono parti sintattiche (articoli, preposizioni...). In quanto parti semantiche, hanno un significato che viene contenuto in una radice lessicale che di per sé non appartiene ad una categoria grammaticale, ma contiene un significato generico, poi sfumato o anche invertito da appositi prefissi e suffissi. Una radice del womese, ma simile in praticamente tutte le lingue romanze è am-. Tale radice contiene il significato generico di amore, ma in sé stessa non è né un verbo, né un aggettivo, ecc. Contrariamente alla maggior parte delle lingue esistenti infatti, la marcatura sintattica delle parole (cioè la possibilità di capire l'appartenenza delle parole stesse ad una categoria grammaticale) è trasparente, e viene data dalle ultime lettere della parola stessa (desinenza). Tali lettere sono "appiccicate", o meglio agglutinate alla radice, senza modificarla:


  • amar = amare (-ar indica un verbo all'infinito)

  • ame = amore (-e indica un sostantivo neutro)

  • ameze = amorevole (-eze indica un aggettivo neutro)

  • ami = amorevolmente (-i indica un avverbio)

Sfumatura del significato delle radici mediante agglutinazione

La morfologia, come accennato, è prevalentemente agglutinante. Oltre al plurale, le desinenze dei tempi verbali e l'accusativo, altri "pezzetti" di parola possono essere usati come prefissi o suffissi della radice, sfumandone il significato, senza dover ricorrere all'uso di nuove radici, e facendo assomigliare parole dal significato simile:

  • jun- = radice, contiene il concetto di gioventù

  • juneze = giovane (aggettivo)

  • juno'l'o = un giovane ( -ol- indica un elemento caratterizzato da qualcosa, in questo caso la giovinezza, la -o indica il maschile)

  • junola = una giovane (-a indica il genere femminile)

  • junulare = gioventù (-ar- indica un insieme, in questo caso insieme dei giovani)

  • junece = gioventù (giovinezza)
  • fi-jun- = contiene il concetto di vecchiaia. Il prefisso fi- indica senso contrario del significato della radice (quindi aggiungendolo a tutte le parole sopra, queste assumeranno significato esattamente contrario, evitando il ricorso ad un dizionario per la creazione di numerose parole).

Sostantivi

I sostantivi hanno in generale la desinenza -e (caso basilare standard): dome (casa), flore (fiore), arbe (albero), dimanche (domenica), afere (cosa), ma si può marcare il fatto che siano maschili con -o (patro, onklo, frato, kato) e che siano femminili con -a (patra, onkla, frata, kata) in questi casi è sempre possibile avere il corrispondente nome epiceno sostituendo -o (o -a) con -e: patre (genitore), onkle (zio o zia), frate (fratello o sorella), kate (gatto o gatta).

Sono solo maschili i nomi andro (uomo) e viro (maschio) mentre sono solo femminili: gina (donna) e fema (femmina)9.

Sono, inoltre, solo maschili: Kristo e Javeo.

Per quanto riguarda il numero (singolare, plurale e totale) e il caso accusativo vale quanto detto sopra nei paragrafi appositi, qui basta ricordare che:

1) il plurale si forma aggiungendo -s;

2) il totale è solo tollerato e si forma aggiungendo -f;

3) l'accusativo è usato il minimo indispensabile, si forma aggiungendo -n e tale -n si premette alla -s del plurale e, eventualmente, alla -f del totale;

4) quindi le possibili combinazioni delle desinenze sono 2 (casi) x 3 (generi) x 3 (numeri) = 18 (di cui 6 solo tollerate in quanto riguardanti il totale e 4 sono viceversa fondamentali10), più esattamente sono: -e''', -o, -a,''' -es''', -os, -as, '''-en''', -on, -an, '''-ens''', -ons, -ans, -ef, -of, -af, -enf, -onf, -anf.

Aggettivi (qualificativi)

Gli aggettivi qualificativi si formano, di fatto, aggiungendo -ze al nome cui si riferiscono, così da patro (= padre) avremo patroze (= paterno), da patra (= madre) avremo patraze (= materno) e da patre (= genitore maschio o femmina) avremo patreze (= genitoriale). Similmente da kato (gatto) katoze, da kata (gatta) kataze, da kate (gatto maschio o femmina) kateze.

Ufficialmente, però, le terminazioni degli aggettivi sono oze, eze, aze. Quella più diffusa è quella neutra/epicena eze.

Il plurale si forma aggiungendo la -s alle 3 terminazioni. E' tollerato il totale che si forma aggiungendo la -f.

Con la -n si forma l'accusativo. L'accusativo plurale si forma con -ns, quello totale (che è tollerato) con -nf.

Ci sono gli aggettivi qualificativi standard alternativi che precedono il nome e non prendono né il plurale, né il totale, né l'accusativo. Sono distinti dal nome da una lineetta come qualsiasi nome composto. Finiscono in (e)-, o-, a-.

La “e” può anche non esserci ed essere sostituita dal solo trattino se i suoni che precedono e quelli che seguono lo permettono. In particolare se il suono immediatamente seguente è una vocale o una semivocale/semiconsonante (j, w) e/o quello immediatamente precedente è una liquida (l, r).

Sono inoltre tollerati gli aggettivi che concordano in genere col nome cui si riferiscono (ezo, eza, ozo, oza, azo, aza); per cui per dire “zio paterno” potremo dire: 1) onkl''o'' patr''oze'', 2) patr''o''-onkl''o'', 3) onkl''o'' patr''ozo''.

Per dire “zia paterna”: 1) onkl''a'' patr''oze'', 2) patr''o''-onkl''a'', 3) onkl''a'' patr''oza''.

Per dire “zio materno”: 1) onkl''o'' patr''aze'', 2) patr''a''-onkl''o'', 3) onkl''o'' patr''azo''.

Per dire “zia materna”: 1) onkl''a'' patr''aze'', 2) patr''a''-onkl''a'', 3) onkl''a ''patr''aza''.

Considerato quanto detto finora, ecco tutte le terminazioni degli aggettivi:

Standard: A) 12: -'''eze''', -oze, -aze, '''-ezes''', -ozes, -azes, '''-ezen''', -ozen, -azen, '''-ezens''', -ozens, -azens,

B) 3: -e-''', -o-, -a-

Tollerati: C) 24: -ezo -ozo, -azo, -ezos, -ozos, -azos, -ezon, -ozon, -azon, -ezons, -ozons,-azons,

-eza -oza, -aza, -ezas, -ozas, -azas, -ezan, -ozan, -azan, -ezans, -ozans,-azans,

D) 6: -ezef, -ozef, -azef, -ezenf, -ozenf, -azenf

“ 2 volte: E) 12: -ezof, -ozof, -azof, -ezonf, -ozonf, -azonf, -ezaf, -ozaf, -azaf, -ezanf, -ozanf, -azanf

Si hanno quindi 15 terminazioni standard (di cui 5 fondamentali : -eze, -ezes, -ezen, -ezens, -e-) e 42 ulteriori terminazioni tollerate (1 o 2 volte), per un totale di 57 terminazioni.

Ovviamente se ci sono nomi maschili e nomi femminili l'aggettivo che si riferisce ad essi sarà di genere neutro (cioè con una delle terminazioni standard). Gli aggettivi diversi dagli standard alternativi (lettera B) possono sia precedere che seguire il nome ma, normalmente, lo seguono.

Avverbi

Gli avverbi invece sono invariabili, come in italiano. Qualsiasi radice, come abbiamo visto, può diventare avverbio con l'aggiunta di una "-i" finale (molto spesso corrispondente all'italiano "-mente").

  • boni = bene

  • rapidi = rapidamente

  • klari = chiaramente

Esistono anche degli avverbi detti originari, perché "nascono" col significato di avverbio. Essendo un gruppo chiuso (numero finito), il fatto che abbiano desinenze diverse non genera ambiguità. Ne riportiamo alcuni:

  • almenaw = almeno

  • apenaw = appena

  • baldaw = presto

  • ech = addirittura

  • jam = già

  • jen = ecco

  • jeraw = ieri

  • xodiaw = oggi

  • morgaw = domani

  • nun = adesso

  • nur = soltanto

  • tro = troppo

Anche questi possono prendere le desinenze: xodiaweze (odierno/a), jeneze (seguente) troeze (eccessivo/a).

Verbi

I modi e tempi dei verbi si distinguono dalle desinenze come in italiano, ma non cambiano in base alla persona, similmente all'inglese, che però cambia la voce verbale per adattarla alla terza persona singolare, ed usa alcuni ausiliari per cambiare modo verbale e per comporre le forme negativa e interrogativa (do, would, let, shall/will...), anche essi eventualmente adattati alla terza persona. Di conseguenza l'obbligo di indicare il soggetto (a meno che il verbo non sia impersonale: "pluvat" = "piove"). Non esistono verbi irregolari.

Tabella riassuntiva delle desinenze dei tempi verbali:

Infinito: -ar

lernar

imparare

Indicativo presente: -at

lernat

imparo (impari, impara...)

Indicativo passato: -it

lernit

imparai

Indicativo futuro: -ut

lernut

imparerò

Congiuntivo / Condizionale presente: -am

lernam

(che) io impari / imparerei

Congiuntivo / Condizionale passato: -im

lern'i'm

(che) io imparassi / avrei imparato

Congiuntivo / Condizionale futuro: -um

lern'u'm

manca il corrispondente in italiano

Subgiuntivo / Subdizionale presente: -ak

lernak

(che) io impari / imparerei

Subgiuntivo / Subdizionale passato: -ik

lernik

(che) io imparassi / avrei imparato

Subgiuntivo / Subdizionale futuro: -uk

lernuk

manca il corrispondente in italiano

Imperativo: -u

lernu

impara!, imparate! (*)

(*) L'imperativo ha solo 2 persone e non vuole il pronome, ma è utilizzato in xomese anche per fare un'esortazione in un linguaggio semplice e colloquiale.

Il paradigma dei verbi

Esiste anche la coniugazione composta, ma si forma logicamente conoscendo il significato dei participi (aggettivi derivati dai verbi) e combinandoli con il verbo essere ("estar") come semplici frasi; ad esempio: "Mie estat iranteze" significa: "Io sto andando", ma tradotta letteralmente diventa "Io sono andante" (la logica è che se qualcuno "è andante", cioè "è uno che va", implica che questo qualcuno "sta andando").

Indicativo

Congiuntivo/

condizionale

Subgiuntivo/

Subdizionale

Participio

attivo

Participio

passivo

Imperativo

Infinito

Passato

-it

-im

-ik

-inteze

-iteze


-u


-ar

Presente

-at

-am

-ak

-anteze

-ateze

Futuro

-ut

-um

-uk

-unteze

-uteze

Preposizioni / postposizioni

Le preposizioni italiane tradotte in womese non sempre equivalgono alla stessa preposizione. La logica del womese infatti vuole che ogni preposizione sia usata in contesti ben definiti. Tranne che il complemento oggetto che prende la terminazione in -n, ogni complemento ha una sua preposizione, ed ogni preposizione un certo numero di complementi. In italiano lo stesso complemento può invece essere rappresentato da diverse preposizioni, ad esempio il complemento di moto a luogo può essere reso da entrambe le preposizioni "a" e "in" ("Vado in campagna"; "Vado a Tropea"). Le preposizioni inoltre possono essere anche posposte: in questo caso devono essere precedute da un trattino che le lega al nome o all'articolo determinativo che accompagna il nome.

In tal caso prendono il nome di postposizioni.

Premesso ciò, nelle traduzioni più generali, mostriamo ad esempio le traduzioni delle preposizioni semplici italiane:


  • di = de

  • a = al

  • da = el (complemento di materia, moto da luogo circoscritto, origine), da (complemento d'agente, di provenienza, d'allontanamento)

  • in = en

  • con = kun

  • su = super (senza contatto e in generale), sur (con contatto)

  • per = pro (complemento di causa), per (complemento di mezzo), por (complemento di fine)

  • tra, fra = inter

Come si può notare, non esiste una desinenza che caratterizza le preposizioni. Infatti esse sono un insieme finito, una volta imparate non se ne possono incontrare di nuove, e quindi non hanno bisogno di essere marcate per essere distinte a prima vista.

Congiunzioni

Le congiunzioni sono anche esse una parte del discorso invariabile, e come le preposizioni, essendo un numero finito, non hanno bisogno di una desinenza in comune che le caratterizzi. Di seguito alcune congiunzioni tra le più importanti:

Womese

Italiano

ed

e (congiunzione)

sed

ma, però

aw

o, oppure

or

e/o, o (inclusivo)

ke

che (quando non sostituibile con "il/la quale")

por ke

affinché

char

poiché, perché (nelle risposte)

nek

(congiuzione negativa)

Correlativi

Un discorso a parte meritano i correlativi, che si possono considerare degli aggettivi particolari che finiscono in -e, come i sostantivi. Dagli 8 correlativi principali, da 6 degli 8 “aggiunti ad hoc” e da 1 numerale (nule) si formano gli altri correlativi in 2 modi:

1) aggiungendo dei nomi (wome, afere, tempe, loke, ecc.): in questo caso si dovrebbe parlare di “locuzioni correlative”;

2) aggiungendo alcuni suffissi (-ol-, -yo-, -azh-, -ide-, -fit-, -fung-, -bieont-).

Ecco gli 8+9 correlativi:

-ale (qualità / identità)

-ante (quantità)

Kw-

kwale (quale)

kwante (quanto)

T-

tale (tale, quello)

tante (tanto, molto)

A-t-

a-tale (tale [= un certo]; codesto)

a-tante (né poco, ne molto; alcuno, qualche; un po' di)

Fi-t-

fi-tale (questo)

fi-tante (poco)

A cui vanno aggiunti ad hoc:


tute (ogni, tutti)

plures (più [di uno])

nenie (nessuno)

same (stesso)

alie (altro, diverso)

same-tale (qualunque)

alie-tante (altrettanto)

sameze (proprio)

alieze (altrui)

Esclamazioni

Le esclamazioni, o interiezioni, sono espressioni che indicano stati d'animo in genere improvvisi. Non esiste una terminazione specifica che le distingua

Alcune interiezioni:

bis! Bis!

ve! ahi!, ahimè!, guai!

xa! ah!

xo! oh!

xurra! urrah!

Note

2Da Michele Guglielmino che ha inventato il womese.

3Il grafema Ўў viene dal cirillico bielorusso, Ss da quello macedone; gli altri grafemi sono presenti nella grafia cirillica russa.

4Alcuni grafemi sono stati presi in prestito dall'alfabeto latino (Uu, Cc), altri dall'alfabeto cirillico (Бб e la lettera con funzione diacritica Ьь).

6Lo stesso vale per i cognomi di persona.

7Nel Womese attuale lh non può trovarsi ad inizio parola (salvo nella preposizione “lhe”), ma può essere maiuscolo per usi particolari.

8In questo caso un “complemento indiretto” (di specificazione, di termine, ecc.)

9Salvo usi scherzosi e/o spregiativi.

10Cioé -e, -es, -en, -ens.

Voci correlate

Collegamenti esterni

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